30Apr

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Il lavoro propone una riflessione sul dibattito scaturito intorno all’istituzione del Museo Civico di Castello Ursino di Catania, avvenuto tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta del XX secolo. Il recupero del patrimonio artistico della città muove le mosse dalle azioni di sensibilizzazione avviate dallo scrittore Federico De Roberto e coincidenti con le strategie del Ventennio fascista, per poi volgere al tanto desiderato riscatto pubblico del Museo di Biscari. Sede prescelta per l’esposizione delle opere provenienti da tale museo, dalla collezione del Monastero dei Benedettini e da altre donazioni, sarà il castello di Federico II, restaurato grazie alle intuizioni dell’archeologo Guido Libertini.

In oltre cinquant’anni di carriera, l’artista ha organicamente perseguito ed elaborato molteplici ricerche, convogliando con pazienza il proprio lavoro in una serie di cicli pittorici. Memoria e storia, sociologia e mistero, reale e immaginario, Oriente ed Occidente, antichi miti e imponenti interpreti del presente affollano queste tele, la cui fruizione richiede oltre al senso della vista tradizionalmente inteso, anche un grande coinvolgimento emotivo. Rigore formale e spirito geometrico governano i suoi lavori, anche dove la rappresentazione è stata svincolata da schemi paludati e convenzionali a favore della più sfrenata ed irriverente fantasia..

Inaugura il 14 ottobre nella città di Milano, a Palazzo Reale, una delle esposizioni più attese dell’anno, che proseguirà la sua tournée a Roma (da febbraio) e Losanna (da giugno). La prima grande mostra antologica dedicata a Edward Hopper in Italia si preannuncia carica di spunti interessanti, a partire dalla riflessione su uno dei personaggi più affascinanti e controversi dell’arte del secolo scorso. Nato in una piccola cittadina americana sul fiume Hudson nel 1882, Hopper ha sviluppato uno stile inconfondibile, fatto di tratti precisi e visioni nette, crude e disincantate, in seguito a una serie di viaggi in Europa.

Ci sono animazioni e veri e propri sketch girati da attori che recitavano sul palco a due passi da noi”. Una diavoleria realizzata in un bianco e nero sempre virato (ora in grigio, ora in blu) in grado di trasportare la musica in una dimensione differente. “Con una macchina da presa Lynch riprendeva loro, con l’altra noi”, ha aggiunto Rhodes, “e poi, a distanza, con un’altra ancora riprendeva una camera piena di fumo.

Della guerra, Bischof non aveva visto nulla: durante l figlio di famiglia pi che benestante, viveva e studiava da artista nella “perfetta Svizzera”. Ma dopo non riusc pi a farlo. Moll i suoi still life, gli off camera da piccolo Man Ray, inforc una bicicletta e part per il primo dei suoi lunghi viaggi.

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